Mentalità Vincente

 

Perché Mentalità Vincente? 

 

Semplicemente perché oggigiorno diviene fondamentale possedere la giusta mentalità nella vita, sia privata che professionale. 

L'aspetto mentale è determinante, e va allenato, per ottenere e sostenere risultati d'eccellenza.

 

Voglio cominciare da cosa NON è Mentalità Vincente: “alzare dei trofei”, “fare carriera ed avere il posto di lavoro dei tuoi sogni”, “sposare la donna o l’uomo più ricco del mondo”, “avere un conto in banca milionario”, “avere un’automobile di lusso o avere una vita agiata”… ecco, NON è tutto questo!

 

Da alcuni anni ho cominciato ad occuparmi della tematica "Mentalità Vincente", ed ho iniziato a prestare attenzione alle espressioni  di molti personaggi pubblici che a seguito di una performance negativa, si esprimevano in questi termini: “sono più stanchi di testa che di fisico” “oggi è mancata la giusta mentalità”, “siamo calati di testa”,  “ci manca la mentalità nei momenti difficili”… e altro. Senza tralasciare che per molti, solo pronunciare la parola “vincente”, è  tabù. Non ho mai ascoltato nessuno che dicesse: “ecco cosa e come bisogna fare per riacquisire la mentalità vincente.”

 

Ho cominciato a chiedere in giro ad alcune persone: “e se ti dicessi Mentalità Vincente cosa mi risponderesti?”. Ecco le risposte: “è tutto…”, “è stare bene”, “è libertà”, “è riuscire con le proprie forze”, “è una strategia di come elaborare le competenze per raggiungere un obiettivo”. Sì, questa è Mentalità Vincente, ma ci tengo a darti la mia definizione.

 

Mentalità Vincente è una Materia che a scuola non t’insegnano, perché è qualcosa di innato, ma che a causa delle diverse vicissitudini viene perduta. 

 

Mentalità Vincente è un percorso che puoi intraprendere attraverso l’allenamento personalizzato per avere una vita migliore, ricca e completa e con lo scopo di raggiungere i traguardi prefissati.

Seguimi, vedrai che ci divertiremo insieme… proprio con Mentalità Vincente!!!

 

 

 

 

 

PRESENTAZIONE LIBRO

 

 

Nell’universo moderno, la mentalità giusta, sia nella sfera personale che nel mondo professionale, diviene fondamentale, Vincente! La quotidianità della vita impone un atteggiamento di sfida che non concede spazi fisici e mentali e solamente la velocità del pensiero consente di essere pronto a gestire con efficacia qualsiasi situazione. 

L’applicazione dei dieci pilastri (il rispetto, la responsabilità, la multiculturalità, la comunicazione, lo spirito di sacrificio, la sconfitta, il successo, l’energia, il coraggio e l’autodisciplina) ti porteranno ad acquisire, sviluppare, sostenere e mantenere nello spazio e nel tempo la tua Mentalità Vincente, al fine di raggiungere livelli d’eccellenza.

Prefazioni di: Valerio De Conca (Specialista in gastroenterologia), Giorgio Palmucci (Presidente Confindustria alberghi) e Giampiero Ventura (Commissario tecnico nazionale italiana di calcio).

 

 

 

PREFAZIONI ORIGINALI INTEGRALI

 

 

 

Mentalità Vincente nella Malattia 

di Valerio De Conca 

(Medico Specialista - Esperto in Gastroenterologia, Endoscopista - Libero Professionista - È stato Direttore del Dipartimento di Gastroenterologia presso Asl4 Chiavarese)

 

Caro Stefano, in 45 anni di quotidiana attività ho avuto modo di vivere e maturare una infinità di esperienze, alcune delle quali ancora vive e presenti nella mia mente per la loro elevata carica emotiva e il forte coinvolgimento psicologico.  

Una di queste riguarda il nostro primo incontro.

Rivivo nitidamente quella mattina di molti anni fa quando, al Galliera, l'infermiera dell'ambulatorio di Gastroenterologia ubicato allora nell'attuale salone del Pronto Soccorso, consegnandomi la tua cartellina con l'intestazione scritta a mano mi disse: "Dottore, lo può vedere lei questo bambino? Lo conosco, abita vicino a me, sta piuttosto male da vari mesi, la mamma è molto preoccupata e in ansia; è già stato visto al Gaslini e ce lo inviano per una consulenza specialistica".  

Dopo aver letto il tuo nome e la tua data di nascita ho sbirciato in sala di attesa vedendo questo bimbo, seduto vicino alla mamma, magro, pallido, capelli ricci, occhioni scuri, sguardo vivace e timoroso.

 

È iniziato quel mattino un rapporto di costante e reciproca fiducia che si protrae tutt'oggi e che mi chiedi di testimoniare in una breve prefazione al tuo libro.

Trattando dei rapporti medico-paziente Sartre scriveva "nelle situazioni della pratica professionale il medico deve riuscire ad agire sia come soggetto, in grado di valutare l'altro e di prendere alcune decisioni, sia a comportarsi come un oggetto di conoscenza affidabile per il proprio paziente, che a sua volta valuterà il modo di operare del medico e gli concederà o meno la propria fiducia. In questo caso la dinamica fra il curante ed il  paziente diviene ottimale e consente l'evolversi di quella che è stata definita come alleanza terapeutica, elemento indispensabile per favorire il processo di guarigione".    

 

In quel nostro primo incontro, tanti anni fa, avendo compreso la possibile natura cronicizzante della malattia e figurandomi mentalmente il difficile e impegnativo iter diagnostico-terapeutico che avresti potuto e dovuto affrontare, ho dovuto far ricorso a tutte le risorse umane e mentali per trovare i termini più giusti ed appropriati per rispondere alle domande che mi ponevate. Ricordo che cercavo di minimizzare per “conquistarti” senza spaventare o drammatizzare, ma nel contempo tenevo un faticoso atteggiamento professionale, deciso, autoritario o pseudo, larvatamente    paternalistico, in sintonia con la tua giovane età. 

Con gli anni il nostro rapporto è cambiato: a mano a mano che crescevi potevo sempre più apertamente spiegarti la situazione clinica, facilitato in questo anche dai tuoi studi infermieristici, e darti consigli e prescrizioni che hai sempre recepito con intelligenza, fiducia e coraggio, sottoponendoti serenamente ai periodici controlli via via sempre più complessi e invasivi quali gli sviluppi delle metodiche endoscopiche ci permettevano di volta in volta di praticare.

Caro Stefano, abbiamo percorso un lungo cammino insieme, siamo cresciuti nella stima e nel rispetto reciproco: io sono maturato professionalmente e tu sei diventato un Uomo in grado di affrontare e superare consapevolmente con coraggio e determinazione molte prove e momenti difficili.  

 

Questa è la vera "mentalità vincente" di cui parli nel tuo libro e che in definitiva hai sempre dimostrato di possedere permettendoti di affrontare, superandole, fasi anche molto delicate e negative della vita e della malattia.

 

Sono d'altronde note e da molti riconosciute nella colite ulcerosa talune componenti psicosomatiche, aspetti della malattia che, secondo alcune scuole di pensiero, sarebbero in grado di condizionarne l'andamento clinico in senso negativo, ma anche in senso positivo, fino  ad  arrivare alla cosiddetta  "guarigione omeopatica".

Nell'ottica olistica dell'universo e dell'uomo la gestione dello stress rappresenterebbe una condizione fondamentale per evitare la somatizzazione dei conflitti psichici e delle tensioni emotive.

 

Il naturopata Luca Lombardi, cultore della "Medicina Interpretativa" fondata da Rudiger e Margit Dalhke, sostiene che la perdita di sostanze quali muco e sangue, antichissimi simboli di vita, attraverso l'intestino, sinonimo di inconscio, sarebbe tipico di chi ha paura di realizzare la propria vita e la propria personalità.

La mia formazione classica e tradizionale non mi impediscono di pensare e confidare che in queste teorie alternative vi possano essere verità e rimedi in grado di influenzare taluni meccanismi autoimmuni la cui sregolazione sarebbe alla base di questa malattia. 

 

Il tuo caso sembra avvalorare questa ipotesi: le molteplici esperienze di vita che narri  in queste pagine sono infatti  una tangibile testimonianza del tuo costante impegno nel perseguire la guarigione anche attraverso la ricerca di una serenità interiore  che ti auguro comunque di raggiungere e custodire magari anche grazie al successo di questa opera che a mio avviso potrebbe essere una  utile e indispensabile "guida" per molti altri  pazienti meno dotati della tua sensibilità e intelligenza.

 

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Mentalità Vincente nel Business

di Giorgio Dottor Palmucci 

(Presidente Confindustria Alberghi - Amministratore Delegato Tivigest Hotels&Resorts)

 

Per alcuni anni Stefano ha lavorato per il Club Méditerranée dove, all’epoca, ero Direttore Generale; poi, al termine di questa mia più che ventennale esperienza, non avevo più avuto contatti con lui se non in occasione di auguri per le festività e sinceramente non lo avevo più seguito nel suo percorso professionale già molto variegato e decisamente atipico.

Poi, alcuni mesi fa, poco prima del Salone Nautico di Genova, sua città natale, mi chiama e inizia a raccontarmi questa sua nuova sfida, questa sua voglia di condividere con gli altri le sue esperienze personali, professionali, sportive e la sua passione per la vita in ogni suo aspetto, anche doloroso.

Ho conosciuto Stefano nel 1998 quando entrò al Club come infermiere al villaggio di Otranto per poi vederlo “crescere” in altri ambiti, dalla ristorazione alle risorse umane e leggendo questo suo libro l’ho immediatamente riconosciuto nei valori che esprime. I pilastri che indica li ha sperimentati sulla sua pelle e non li ha mai subiti. Li ha magari scoperti, rivelati, ma li aveva già nel suo DNA.

Leggendo questo libro ho anche conosciuto aspetti di Stefano che ignoravo e soprattutto mi ha molto colpito il fatto che mai si fosse lamentato con me della sua malattia.

Io penso di aver dato un mio contributo alla crescita professionale di Stefano, ma non sarei stato in grado di esplicitare un percorso di vita in maniera così chiara, non teorica e senza alcun intento pontificatorio!

E Stefano ha fatto sue alcune parole di Steve Jobs che ho letto alcuni giorni fa: “Penso che se fai qualcosa che risulti essere molto buono, allora devi metterti a fare qualcos'altro di magnifico, non fermarti per troppo tempo. Pensa solo a cosa fare dopo”. 

Sicuramente Stefano non si fermerà qui e chi leggerà questo libro, facendone suo il contenuto, affronterà con passione e tenacia le sfide che la vita ci presenta ogni giorno.

Buona lettura

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Mentalità Vincente nello Sport

di Giampiero Ventura 

(Allenatore Professionista di Calcio)

 

Stefano Lorenti lo scrive nell’introduzione: questo libro non è un ricettario e neppure un manuale. L’autore non dottoreggia, non sale in cattedra: accompagna il lettore, partendo dalle sue intense esperienze di vita, verso un viaggio affascinante. Mentalità Vincente. Due parole, e tutto un mondo attorno, che richiedono conoscenze e competenze. 

Il lavoro di Lorenti si fonda su temi portanti e importanti quali rispetto e responsabilità, comunicazione e spirito di sacrificio, sconfitta e successo: sono le colonne su cui si poggia la quotidiana attività di un allenatore. Non è casuale che l’argomento sconfitta venga affrontato prima del successo: imparare a perdere aiuta a vincere, e questo vale nello sport così come nella vita di tutti i giorni. Superare i propri limiti ed eliminare le paure è il primo passo per provare poi a sconfiggere anche gli avversari. 

 

Altro step fondamentale: azzerare gli alibi. E qui la differenza risulta evidente: il vincente trova sempre una strada, il perdente sempre una scusa. Il vincente trova una risposta per ogni problema, il perdente un problema su ogni risposta.

La mentalità non si compra al supermercato. È una dote innata, presente in ciascuno di noi. Ma va scovata, in un certo senso allenata, per poi essere esaltata. Richiede applicazione e determinazione, costanza e fatica: del resto successo viene prima di sudore soltanto sul vocabolario.

 

Per impostare un lavoro in una squadra, partire dalla formazione di una mentalità è basilare: per prima cosa occorre cancellare l’io e sostituirlo con il noi. Rispetto, responsabilità, disciplina, unite a lavoro, tanto lavoro e conoscenze, portano poi alla necessaria autostima. 

Lorenti scrive: se vuoi, puoi. Ebbene, sono proprio le identiche parole che io uso con i miei calciatori: se vogliamo, possiamo. Pe fortuna non siamo tutti uguali, anzi siamo proprio completamente diversi, tuttavia ogni giocatore ha una chiave d’accesso: il segreto è tutto qui, trovare la password di ciascuno. 

 

La comunicazione è fondamentale e dev’essere schietta e diretta, senza inutili filtri. La sfida è quella di essere e non solo di apparire allenatori. E la differenza non è rappresentata da cosa o quanto fai, ma come. Non voglio filosofeggiare, però cito Socrate: “L’insegnante mediocre racconta. Il bravo insegnante spiega. Quello eccellente dimostra. Il maestro ispira”. 

 

Detto ciò, nello sport e nella vita ci sono delle cose che non bisogna MAI fare. Utilizzo volutamente la maiuscola perché sono aspetti che ritengo fondamentali. MAI discordanza tra parole e pensieri. MAI ambiguità tra quello che si è e come si appare. MAI incoerenza tra ciò che si dichiara e quel che si fa.

Nel chiudere questa prefazione, concedetemi un’ultima maiuscola. MAI confondere il successo con la felicità. Il successo è ottenere ciò che si vuole. La felicità è desiderare quel che si ha.

 

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